domenica 7 novembre 2010

Pd in piazza l'11 dicembre contro il Governo. Stralci del discorso di Bersani ai Segretari di Circolo

La sfida di Bersani 11 dicembre in piazza Ai rottamatori dice «Date una mano»Due mesi di sforzo per cambiare 
Vi chiedo di fare questi due mesi un sforzo particolare, lo farò io e non intendo giocarmelo nei salotti. Ristabiliamo noi i contatti tra politica e paese. A noi interessa davvero l'Italia e vogliamo un cambiamento. 

Chi nega differenza tira volata a premier
C'è una bella differenza e chi dice che non c'e differenza tra noi e loro sta tirando la volata a Berlusconi. 

I nostri no
È giusto che 10% popolazione abbia il 47% di tutta la ricchezza e non dia un contributo? No. È giusto che chi paga le tasse le paghi anche per chi porta i capitali all'estero? No. È giusto abbassare l'età dell'obbligo? No. È giusto che si stia lì su un fantapiano nucleare irrealizzabile del governo? È giusto tagliare le mense? Mentre raddoppiano i voli di Stato? 

Lega aspetta eredità di Berlusconi
Lega, non mi si dica Roma ladrona se state da anni con i ladroni che hanno fatto le leggi della cricca. Non mi si dica federalismo delle chiacchiere, i Comuni mai stati peggio. Stanno lì a far la badante a Berlusconi per prendergli l'eredità ma il paese non ci guadagna. Stanno lì ad aspettare. Il presidente del Veneto dice Veneto abbandonato. Ma da chi se hai il ministro degli Interni? Se hai trovato i soldi per le quote latte.

Manifestazione nazionale l'11 dicembre 
Se siete d'accordo la faremo l'11 dicembre a Roma (la sala applaude). Bene, vedo che siete d'accordo. Abbiamo a cuore tre cose democrazia, lavoro, solidarietà. Parleremo di questo a un paese sbandato. Stiamo facendo una grande iniziativa capillare estesa in tutto il paese. Siamo l'unica forza che può farlo e dobbiamo dimostrare. A Napoli ai primi di dicembre un'assemblea nazionale per sviluppare i temi programmatici. A Torino, non ho parlato di questione settentrionale per meridionale perché nel Mezzogiorno ci vuole cambiamento. 

Non voglio rifare l'unione 

Non voglio rifare l'unione, scandisce il segretario del Pd. 

Un'ora diun precario costi come lavoro stabile 
Serve politica industriale e di ricerca ma con nuove norme. Un'ora di lavoro precario non può costare meno di una stabile. Stiamo lavorando a un progetto alternativo. 

Governo di transizione non è l'alternativa del paese 
Noi visto per primi dove andava la crisi e dove andava Berlusconi. Ora traccheggiare significa lo sbando del paese. Chi le ha si prenda sue responsabilità. Noi abbiamo chiarito la nostra disponibilità. Un progetto di paese alternativo per il quale lavoriamo non lo affidiamo centro a un governo di transizione. 

Legge elettorale, rischio democrazia 
Legge elettorale? Non vogliamo un paese così, non voglio fare il presidente della Repubblica o nominare i deputati con una legge così che mette a rischio i pilastri costituzionali. 

Messaggio a Fini: prenda sue responsabilità
Il paese va allo sbando. Berlusconi si dimetta. Non si dimette? Chiunque l'ha criticato si prenda la sua responabilità, stacchi la spina. Perché non vogliamo ribaltoni, vogliamo una ripartenza del paese. 

Crisi fa ruzzolare concetto solidarietà 
Vuoi dare soldi ai Comuni per le spese sociali? No, glieli tagliano. La linea del partito è far capire chi fa queste cose. E se rimanesse un euro lo si dà a un'iniziativa sociale per i bisogni veri più estremi. Ho fatto il ministro allo sviluppo economico: se una cooperativa dei disabili che non ce la fa più, si dà una mano. La crisi può far ruzzolare il concetto di solidarietà. 

L'affaccio dev'essere sempre sul bel tempo
Potevano dire che la crisi c'era? Che era grave? Che abbiamo perso più degli altri. No. L'affaccio dev'essere sempre vicino al bel tempo, al cielo azzurro. Abbiamo il 118% sul Pil. Siamo quelli con il debito più alto in Europa. E siamo a posto? E chi arriva dopo? 

La personalizzazione è fallimentare
L'idea che arrivava uno e risolveva ha preso. E se non lui un altro. No, quel meccanismo dobbiamo dire no. Non poteva che essere così: il meccanismo non consente decisioni, la personalizzazione non è per giocarsi il consenso interno ma a solennizzare il capo per il sondaggio del giorno dopo. Non stai sul problema. Vuoi l'applauso, non potresti affrontare il fischio. 

No a decisionismo e 'ghe pensi mi'
Abbiamo un partito con un uomo che ha hesso il suo nome in tutte le schede elettorali. Una deriva populista. Non è solo cambio di governo, bisogna far riflettere anche la nostra gente. 

Deteriorato molto
Non è solo un uomo che va e viene, qui si è deteriorato molto. 

Un minore è un minore
Un minore è un minore anche se non ti sembra. Quando ha 15 anni ne ha 15. è un aspetto drammatico non venuto fuori da tutto il chiacchiericcio. Come immaginiamo l'adolescenza in questo paese? È una vergogna. Non si può traccheggiare. 

Uomo pubblico, patente di essere per bene
Il pubblico e privato. Guidare un camion è un fatto pubblico. Ci vuole la patente perché puoi fare danni. Se vuoi la patente per essere uomo pubblico ci vuole la patente che sei un uomo per bene. Poi per qualcuno c'è il dopolavoro del maschio, gli omosessuali... 

Ameremmo un premier che possa andare a conferenza famiglia
L'altro giorno dissi: con che faccia lui va alla conferenza della famiglia? Ameremmo un presidente del consiglio che ci potesse andare. 

Ameremmo un premier che possa andare a conferenza famiglia
L'altro giorno dissi: con che faccia lui va alla conferenza della famiglia? Ameremmo un presidente del consiglio che ci potesse andare. 

Saremo primo partito 
Saremo il primo partito. E siamo la principale alternativa. 

Critica sì. Ma pretendo rispetto 
Quando fui eletto segretario dissi: che tu faccia una critica o meno amici come prima. Sentimento amichevole con tutti quelli nella nostra associazione. Siamo una squadra. Con un solo limite. Critica, dibattito, anche all'aperto, ma con rispetto per la vita e per i membri dell'associazione. Non sempre c'è stato. Io lo pretendo. 

No a partito personale plebiscitario 
No a partito personale o plebiscitario: perché non ci crediamo. La democrazia non va verso una curvatura plebiscitaria. E sul simbolo di partito Bersani non ce lo scrivo. No alla personalizzazione: abbiamo preso la strada della partecipazione. E saremo avanti. Fare un partito che si concepisce come esercizio collettivo non è facile.

Avanti con la nostra storia
Il territorio è il luogo dove selezioni la gente che è capace di guardare le persone negli occhi. Il mio compito è quello di far girar la ruota ma nel rispetto di chi ci ha portato qui. E non per buona educazione ma per una ragione politica: se uno non pensa di aver qualcosa alle spalle non fa politica. Dove la trova la generosità, l'impegno? 

Avanti la nuova generazione. E dare una mano
L'80% dei segretari è sotto i 40 anni. Andiamo avanti così. Ma voi delle altre generazioni date una mano, neh. Rinnovamento non è voto per il più giovane e vado ma lo voto e gli dò una mano. Io farò così. 

Berlusconi ci fa un baffo 
Noi l'unica opposizione del Paese. Non è vero che siamo arroccati in due-tre regioni. Abbiamo 6mila e tot circoli, facciamo 2000 feste democratiche de l'Unità. La Lega ci fa un baffo, Berlusconi ci fa un baffo. 

Parla Bersani: qui parte fase di cambiamento. 
Che bel partito che siamo, una gran bella squadra, questo appuntamento sarà ricordato come l'apertura di una nuova fase di cambiamento. Un certo avvitamento anche nostro ci fa perdere di vista la realtà. C'è un problema di sfiducia, di radicalizzazione impotente che non è inferiore a quello che si vide nei primi anni 90. C'è un passaggio di cui si parlerà. Uscire da una politica che si avvita su un'agenda umiliante. 

www.unita.it

lunedì 1 novembre 2010

La prima donna alla guida del Sindacato di Di Vittorio


"No, non avrei mai pensato di poter diventare il segretario generale della Cgil. E' una roba che può anche mettere il panico. Ma la Cgil è un collettivo, una grande rete. Da noi non c'è il leaderismo. Il segretario non viene nemmeno scelto al congresso. Non facciamo le primarie, noi. In Cgil c'è un'idea di responsabilità collettiva". Eccola Susanna Camusso, cinquantacinque anni, milanese, professione sindacalista. Donna. La prima a guidare il più grande sindacato italiano, nella stagione della crisi industriale più radicale. Il sindacato più rosso. L'unica organizzazione di massa social-comunista che ha attraversato il Novecento ed è entrata nel nuovo secolo senza cambiare nome e neanche missione. La Cgil è rimasta la Cgil, nel bene e nel male. Si è solo aggiornata, lentamente. Tanto che ora sceglie di essere guidata da una donna. 


E Susanna Camusso è profondamente intrisa di questa cultura. Da trentacinque anni la Cgil è molto più del suo lavoro. E' una militanza, di quelle un po' retrò che si vivono con passione, e che non ammettono mezze misure.
Mancano ancora due giorni alla sua elezione al vertice di Corso d'Italia, sulla poltrona che fu di Giuseppe Di Vittorio, di Luciano Lama, di Bruno Trentin, di Sergio Cofferati. Guglielmo Epifani, il primo socialista segretario generale, lascerà dopo otto anni. Camusso parla con ritrosia del suo futuro per rispetto del Direttivo che la eleggerà. Ragiona sul sindacato interrotta da decine di telefonate sul suo cellulare che suona Bob Dylan, "Blowing in the wind". Sono i "compagni" delle strutture di tutta Italia che la chiamano per aggiornala sulle vertenze della crisi e chiederle consigli. Susanna Camusso conosce anche i dettagli di tutte le ristrutturazioni aziendali. E' puntigliosa, metodica, anche un po' secchiona. Fuma una sigaretta dopo l'altra. Gli occhi color ghiaccio fissi. Sembra una lince. Si rilassa solo quando arriva la telefonata della figlia Alice, 22 anni, studentessa alla Normale di Pisa. L'altra sua grande passione.
Eppure sindacalista è diventata per caso. Dice: "Non si sceglie di fare la sindacalista. Ma poi può diventare una straordinaria avventura". Come quelle vissute in mare, al timone di una barca a vela che Susanna Camusso affitta ma non ha mai posseduto. Lei è la quarta di quattro sorelle di una famiglia piccolo borghese di sinistra. Nascono tutte a Milano, ma vivono molti anni ad Ivrea. Lorenzo Camusso lavora nella Comunità di Adriano Olivetti, la madre, Giulia, è una psicologa. "Avevamo una casa piena di libri. Leggere e studiare era normale". Come era normale, in quei primi anni Settanta, per uno studente universitario (Camusso si iscrive a Lettere antiche) incrociare la Flm, la Federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici. Una sigla mitica per le lotte operaie. Voleva dire Fiom, Fim e Uilm insieme, unite. Impensabile oggi nel nuovo secolo delle fratture sindacali. Camusso diventa "Susanna delle 150 ore". Si occupa del coordinamento delle ore di studio per i lavoratori meno scolarizzati. L'emancipazione operaia si fa anche così.
Negli anni Settanta Milano è ancora una città industriale. Camusso milita prima nel movimento studentesco, poi lascia l'università ed entra nella Fiom di Milano. Il capo è Antonio Pizzinato che, per una breve stagione, sarà anche segretario generale della Cgil. Ogni mattina si va in fabbrica a parlare con gli operai, a fare proselitismo. La fabbrica di Susanna è l'Ansaldo. Lì si farà le ossa. Vive gli anni di piombo così. Entra nel Psi. "Ma non sono mai stata craxiana. Ero della sinistra". Fabbriche, politica e femminismo. Perché quelli sono gli anni delle grandi battaglie per i diritti delle donne. Solo nel '93 Fausto Vigevani, primo socialista a guidare la Fiom, la chiama a Roma nella segreteria nazionale, nell'aristocrazia del sindacato di sinistra. Con la delega più prestigiosa: l'auto, cioè la Fiat, il padrone vero. A Vigevani succederà Claudio Sabattini, il teorico della Fiom "indipendente", quasi un partito del lavoro. Camusso, socialista e riformista non è dei suoi. Lo scontro tra i due sarà durissimo. Camusso viene rimossa dopo un accordo con la Fiat. Lei parlerà di "metodi stalinisti". Resta per un po' alla Fiom poi torna a Milano, prima tra gli agro-industriali, poi come numero uno della Cgil lombarda. A Roma la richiama Epifani, nel 2008. Ormai è la predestinata. E ora dovrà fare i conti con la sua Fiom e con le divisioni senza precedenti tra Cgil, Cisl e Uil. Sullo sfondo c'è la sagoma di Sergio Marchionne, l'italo-canadese che ha deciso di cambiare le relazioni industriali italiani, provocando fratture e sfidando proprio il "collettivo" della Cgil. "Servono le nuove regole sulla rappresentanza", ribatte Camusso. Inizio delle trattative.
www.repubblica.it

sabato 30 ottobre 2010

Dichiarazione di intenti per la candidatura a Segretario del Circolo Pd San Gimignano Centro

Care democratiche e cari democratici sangimignanesi,
Mi preme innanzitutto ringraziare per la sua presenza e il suo, ne sono certo, importante contributo alla nostra discussione il nostro Segretario provinciale Elisa Meloni, che ha accettato il nostro invito a partecipare quest’oggi e Gianna Coppini, garante della Commissione per il Congresso.

L’assise che andiamo quest'oggi a celebrare rappresenta per il nostro Partito una tappa fondamentale perché rilancia la nostra attività politica nel periodo  in cui tutti i livelli sono chiamati a dare il loro contributo per l'elaborazione di una proposta politica concreta alternativa al centrodestra che sarà la base del programma con il quale ci presenteremo davanti agli elettori chiedendo la loro fiducia, sia tra tre mesi o tre anni.

Abbiamo davanti un periodo, abbastanza lungo, in cui sarà possibile fare politica con la P maiuscola, quella che tutti noi amiamo, senza dover rincorrere eccessivamente ricorrenze comandate, necessarie per la costruzione di un partito che ha l’intenzione di rimanere per molti decenni protagonista della scena politica, ma che dopo un certo tempo sono viste come un limite da una parte non esigua del nostro elettorato.

Ringrazio di cuore il segretario uscente di questo circolo Silvano Silvani, che si è messo a disposizione del Partito per guidare una fase di transizione breve ma intensa, che ha avuto come protagonisti la stagione delle Feste del Pd e la ripresa autunnale dell'attività politica quotidiana, che, a mio parere, sembra essere ripartita con un ritrovato ottimismo e una positiva voglia di mettersi, ancora di più, a disposizione da parte di tutti, e il Segretario cittadino Andrea Marrucci, che ha saputo condurre il Pd per oltre tre anni, passando attraverso il grande coinvolgimento dei primi mesi di vita del Partito e dei successi nei risultati delle elezioni amministrative.

Candidarmi a Segretario di un circolo importante come quello del Centro Storico è per me un grande onore, perché in queste vie è racchiuso gran parte del fascino che porta la nostra cittadina ad essere tra le mete più ambite e le località più conosciute del nostro Paese, (tra l’altro tra meno di una settimana sarà celebrato il ventesimo anniversario dall’ingresso del nostro comune tra i patrimoni dell’Unesco) ma soprattutto perché questo è il circolo dove ho mosso, ormai più di cinque anni fa, i miei primi passi in politica, e perché ha tra i suoi iscritti gran parte del gruppo dirigente comunale del Partito, oltre che il Sindaco.

Sono stato molto sorpreso quando è stata chiesta la mia disponibilità a ricoprire un ruolo così delicato, soprattutto a causa della mia giovanissima età, ma sono molto contento del fatto che tutte le sensibilità del nostro partito abbiano considerato opportuno darmi fiducia, e per questo non posso far altro che ringraziare, sinceramente e non per retorica, tutti quelli che in questi ultimi giorni mi hanno manifestato la propria stima. Sarebbe lungo fare un elenco, e ci sarebbe il concreto rischio di dimenticarsi di qualcuno di importante.

Un ringraziamento speciale, permettetemi, va a Niccolò Guicciardini, che oggi dovrebbe, con ogni probabilità, essere eletto nuovo segretario cittadino del Pd.
Abbiamo condiviso con un grande rapporto politico e personale questi ultimi cinque anni, all'interno della Sinistra giovanile prima e dei Giovani democratici poi, con un'unità di intenti ed una lealtà e correttezza reciproca che ahimè sono rari di questi tempi, e sono convinto che nella fase che oggi andiamo ad aprire la nostra stima e la nostra collaborazione non potranno che subire un'ulteriore accelerazione.

E' stato il primo a darmi la sua più completa fiducia chiedendomi di seguire le politiche scolastiche per la giovanile di cui era il Segretario provinciale. Se oggi sono qui, è certamente anche merito suo, come di tutti gli altri ragazzi che fanno parte dei Giovani democratici di San Gimignano, che rappresentano una realtà politica giovanile che in tutta Italia ci invidiano, per i numeri, ma soprattutto per la ricchezza e la completezza della nostra proposta politica.

In questo circolo, che tradizionalmente ospita gli iscritti a Generazione democratica, impareremo tutti a conoscere di più qualcuno di questi splendidi ragazzi, ormai pronti ad impegnarsi anche nel partito dei "grandi".

E' grazie ad una giovanile particolarmente forte, e impegnativa da seguire, che posso essere convinto di aver maturato una buona esperienza in questi anni sia a livello comunale che provinciale, che certamente mi aiuterà  nei prossimi mesi di attività, sperando che serva a far dimenticare ciò che c'è scritto sulla carta di identità, ovvero 19 anni.

San Gimignano è la dimostrazione pratica che è possibile fare rinnovamento senza giovanilismo, ovvero inserire i giovani nei ruoli decisionali quando sono pronti, senza però "rottamare" quegli elementi che possono garantire un bagaglio di esperienza e di contributi senza ombra di dubbio necessari alla sopravvivenza di un Partito di qualità quale noi ci riteniamo.

La data odierna mi è particolarmente a cuore, poiché precisamente un anno fa, il 30 ottobre del 2009 sono stato eletto nella Consulta provinciale degli studenti, il massimo organo di rappresentanza studentesca, che ho tra l’altro presieduto negli ultimi dodici mesi, cercando, come ho imparato in queste stanze, di essere il Presidente di tutti, invece che solo della parte che ha contribuito alla mia elezione.

Celebriamo il nostro congresso in modo unitario, sia per quanto riguarda la candidatura a Segretario dell’Unione Comunale, che per quelle nei cinque circoli, sottolineando ancora una volta che quando c’è impegno da parte di tutti, l’unità di intenti è un corollario pressoché scontato, oltre che un altro dei segreti che rendono il nostro partito locale vincente.

Abbiamo dimostrato la maturità necessaria in questo delicato periodo per il governo Berlusconi, totalmente diviso e in ogni momento a rischio implosione.

Indebolito dai problemi interni, solo ultima è la grave rissa verbale tra Fini e il ministro Bondi, dal razzismo ormai sfrenato della Lega, che grida contro Roma ladrona e poi vota tutti gli scudi al premier, in cambio di un federalismo drogato che sa benissimo di non poter realizzare; dalle questioni giudiziarie del Presidente del Consiglio, ogni giorno ne escono di nuove, come la notizia dei festini con una bambina di quindici anni, che rappresenta solo l’ultima nefandezza di un personaggio ormai al tramonto, e che per questo potenzialmente è ancora più pericoloso, a tal punto che  ormai perfino il Tg1, più volte diffidato per favori al Governo dall’Agcom, è totalmente incapace di nascondere patate bollenti come queste che fanno il giro del mondo in un’ora, ma soprattutto siamo di fronte ad un esecutivo reso fragile agli occhi di tutti gli italiani a causa dei suoi continui e ripetuti fallimenti in ogni campo più strettamente politico: la manovra economica toglie a chi già si sacrifica tanto per il nostro paese, peggiorando ulteriormente situazioni già paradossali, mentre lascia intatti i privilegi di chi ha contribuito al tragico evolversi di questa situazione.

La scuola è stata uccisa già due anni fa, con il taglio di 8 miliardi da un ammontare che già era tra i più bassi d'Europa, ed ora la destra cerca di fare altrettanto con l'Università. Già quest’anno migliaia di insegnanti hanno dovuto inscenare ogni tipo di proteste, milioni di studenti sono scesi in piazza o hanno occupato gli istituti, per la prima volta appoggiati veramente anche dai genitori, che quando si sono visti sopprimere la classe o il bus del figlio hanno capito che negli ultimi due anni non avevamo protestato per perdere tempo, come il Governo sosteneva. E fortunatamente la mannaia in Toscana è stata affievolita dall’intervento dell’amministrazione regionale, che ha finanziato una buona parte delle classi che il governo aveva intenzione di sopprimere.

Proprio stamattina ho partecipato ad una assemblea presso l’Istituto Don Bosco-Cennini, occupato da cinque giorni: ho potuto notare nei discorsi, e nella civiltà con cui è stata portata avanti la più estrema tra le forme di protesta una grande maturità, che mancava due anni fa, e che è la vera arma in più di questo autunno.
E infatti, nessuno nei mezzi di comunicazione ne parla.

Togliendo i fondi alla formazione, e riducendo di nuovo l’obbligo scolastico, che il Governo Prodi aveva invece portato a sedici anni, non solo ci allontaniamo da quelle che sono le direttive europee, che prevedono un cospicuo incremento del numero dei laureati entro il 2020, ma soprattutto viene meno la garanzia di un futuro migliore per il nostro paese, poiché è impedita una corretta formazione per quei giovani che avrebbero garantito di uscire dalla crisi pronti ad un rilancio grazie alle nostre eccellenze che, purtroppo, non vengono coltivate per far proseguire la missione in Afghanistan e per garantire che continuino libere le speculazioni finanziarie che hanno rappresentato la scintilla iniziale della recessione.

Ma il nostro compito, in un quadro come quello che stiamo vivendo, non è quello di fermarci alla denuncia delle malefatte del governo, ritirandoci come degli eremiti in mezzo ai monti se la città non fa per noi: dobbiamo stare tra la gente, come e più di quanto la nostra tradizione di partito non ci abbia insegnato a fare, portando avanti le nostre proposte che, dopo le ultime due assemblee nazionali ci sono, sono valide, concrete e fattibili, con relativi capitoli di spesa e possibili finanziamenti per apportare queste riforme.

Non è una novità la difficoltà per il Pd nel veicolare i propri messaggi attraverso i mezzi di comunicazione di massa, in gran parte controllati direttamente dal Presidente del Consiglio e principale imprenditore televisivo del nostro paese, ma non possiamo permetterci di limitarci ad utilizzare questo problema oggettivo come scusa accorgendoci che nessuno è a conoscenza di ciò che pensiamo realmente.

Dobbiamo dunque prendere in mano la situazione dal basso, dai circoli, dalle unioni comunali, e fare, magari in occasione della mobilitazione porta a porta nazionale lanciata dal Segretario Bersani, una campagna nei mercati, nelle piazze, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole e negli uffici, e perché no, soprattutto per un circolo come il nostro, nei negozi, volta al vero ascolto delle prerogative dei cittadini, per far sentire loro che il Pd c'è, e che reputa importanti, e principali interlocutori, tutte le categorie sociali che si sentono emarginate.

Un ascolto che però non sia passivo, ma seguito da risposte concrete ai problemi delle persone, in base alle nostre proposte, che abbiamo elaborato riguardo fisco, immigrazione, autonomie, scuola e agricoltura e che hanno solo bisogno di essere spiegate, magari con calma e a voce, più che con un volantino stracolmo di slogan, agli italiani. E nel nostro piccolo, ai sangimignanesi residenti in centro storico.
Coinvolgere le persone per discutere sui temi, e non solo sui nomi, è quello che ci viene chiesto. Far capire che il parere di chi vive giornalmente situazioni tragiche è importante, molto più importante di quanto non sia la scelta del candidato di turno.

Nell’epoca cosiddetta “post-ideologica”, l’anomalo centro destra italiano, è riuscito ad imporre la propria ideologia, basata sulla guerra tra poveri declinata in qualsiasi situazione: siamo partiti dal nord contro il sud, per passare, mediante la degenerazione degli ultimi anni, al precario contro il lavoratore a tempo indeterminato, l’italiano contro l’extracomunitario, il dipendente privato contro il pubblico e così via. L’ultima, e più grave, è la guerra tra i sindacati. E sembra che questo sistema abbia ormai fatto presa nella mente degli italiani che, davanti ad un grave taglio ad un settore non combattono più contro il Governo che ha ridotto i finanziamenti, ma contro un altro settore che magari non ha subito razionalizzazioni.

Particolarmente doloroso, agli occhi di uno come me che ha portato alla maturità tra le altre cose la Cgil unitaria di Di Vittorio, è stato il conflitto sindacale, che ha visto uno dei momenti peggiori in questi mesi, dopo il referendum a Pomigliano, con le due manifestazioni distanziate di una settimana, quasi a voler fare a braccio di ferro tra soggetti che dovrebbero essere fratelli.

Devo ammettere che hanno fatto male le affermazioni di chi ha chiesto “10,100,1000 Pomigliano”, in quanto, anche senza entrare nel merito della questione referendaria e della stesura dell’accordo separato con la Fiat, quell’episodio ha rappresentato uno dei momenti di massima tensione tra due grandi sindacati, e dovrebbe portare ad una riflessione da parte di tutti, per ritrovare un’unità di intenti che, mi auguro, sia solo momentaneamente perduta, invece che alimentare nuove divisioni.

Questo è solo un esempio di trappola in cui il Governo ha condotto lo scontro politico:
viene tagliata una classe di una scuola. Invece di unirsi contro il provvedimento, si litiga su quale sezione debba rimanere attiva.

E qualche volta, purtroppo, anche il Pd è sembrato vicino a cadere in questa trappola.

E’ nostro compito contribuire al ribaltamento della situazione, spiegando ai cittadini che solo con una forte coesione volta ad isolare il soggetto che realmente arreca il danno è possibile porre rimedio e trovare soluzioni. Il nostro Partito, nel proporre un’alternativa che sia davvero credibile, deve costituire un fronte culturale compatto che superi le differenze strumentali create dall’ideologia, perché questo è il nome con cui va chiamata, della destra italiana degli ultimi anni, e che riesca a far ritornare l’Italia un Paese di grande solidarietà e coesione qual è sempre stato.

E’ sull’economia che, soprattutto in un periodo particolarmente difficile come questo, deve essere combattuta la nostra battaglia: la storia dell’America rooseveltiana dimostra che se lo Stato si dimostra più vicino a chi ha subito la recessione di chi la ha causata, e si spende seriamente per superarla, ne esce rafforzato dal punto di vista politico ed economico.

Ovviamente il patto di stabilità, frenando la spesa pubblica, frena la crescita e quindi ostacola, in modo oggettivamente incomprensibile le spese per gli enti che sarebbero disposti ad investire, immettendo nel tessuto economico e sociale denaro, creando nuovi posti di lavoro e infrastrutture, piccole ma frequenti, che saranno molto utili per il periodo di ripresa.

Il patto di stabilità certo è un macigno, che colpisce però allo stesso modo tutti gli Stati dell’Eurozona, ma l’ottusità delle politiche economiche governative ha reso una situazione,  che già di per sé era tragica, veramente insostenibile.

Il Governo Prodi, impegnato a riassestare i conti pubblici dopo il quinquennio di governo Berlusconi-Tremonti, incrementò la lotta all’evasione fiscale, creando una sostanziosa voce di entrate nelle casse dello stato mediante la semplice istituzione di un ufficio specializzato che, puntualmente, con il suo ritorno al Governo, il centrodestra ha soppresso.

Combattere seriamente l’evasione fiscale significa riportare l’Italia nella media dei paesi europei, e non semplicemente scoprire l’evasione di un personaggio famoso all’anno ed usarlo come slogan televisivo. L’introito per le casse pubbliche sarebbe di molti miliardi di euro all’anno per i cinque anni di una legislatura, il che significa più di una intera manovra finanziaria.

Le speculazioni finanziarie subiscono una pressione fiscale pressoché nulla rispetto a quella degli altri settori, e interessa una fetta di popolazione che, tendenzialmente, non ha contribuito con grossi sacrifici, alla salvaguardia dei conti pubblici.
Tassare le speculazioni, come propone il Pd, vorrebbe dire recuperare importanti risorse, magari da investire nel mondo produttivo, con degli incentivi ulteriori per l’imprenditoria femminile o il taglio della prima aliquota Irpef fino al 20%, che rappresenterebbe un vantaggio per i giovani e gli ultra-settantacinquenni.

Ai tagli nei capitoli di spesa proposti dal Governo, il Pd risponde con i tagli alle aliquote.

Questo è sostenere il tessuto sociale e produttivo nei fatti, e non con gli slogan come è solita fare la Lega, alla quale rispondiamo con fermezza anche sul suo più recente cavallo di battaglia: l’immigrazione.

Non cercheremo di rincorrere la destra su questi temi, perché tra un originale e la copia l’elettore sa scegliere in modo semplice, e soprattutto perché noi condividiamo una visione di paese aperto a chi ha avuto meno fortuna di noi nel suo paese che ha dovuto, con dolore, abbandonare.

La Lega e il Pdl cavalcano la paura dei cittadini, proponendo norme al limite del razzismo e che niente hanno a che vedere con la solidarietà sociale che ha caratterizzato la nostra storia dal dopoguerra in avanti, anche alla luce del fatto che milioni e milioni di italiani sono stati costretti in un passato recente a lasciare il paese a causa della miseria.

La causa del bisogno di sicurezza avvertito dai cittadini, e che anche a nostro parere è palpabile e palese, non è il tasso di delinquenza dei cittadini extra-comunitari, come vuole far credere il governo, che in realtà è in linea, se non inferiore, alla medesima percentuale calcolata tra i cittadini italiani.

Il vero problema sta nella mancanza per le forze dell’ordine di strumenti concreti atti a prevenire la delinquenza, di qualsiasi matrice sia.

Le forze di polizia hanno carenza di uomini, di mezzi, di strumenti, e quindi si trovano a dover agire in condizioni di handicap, mettendo ogni giorno a repentaglio la propria vita lavorando senza la dovuta tranquillità.

E’ esempio lampante del grave fallimento governativo anche in questo campo la violenta serata di scontri a Genova in occasione della partita di calcio Italia-Serbia, di meno di un mese fa.

L’impiego di agenti di polizia è stato numericamente insufficiente per prevenire tafferugli prevedibili, non a causa di errori casuali avvenuti nello stilare l’ordine di servizio, ma per una carenza, ormai cronica, di mezzi e uomini a disposizione, che ha costretto il questore a mandare allo sbando quei trecento agenti.
Il Pd ha perso le scorse comunali a Roma a causa della campagna mediatica senza precedenti in occasione di un delitto compiuto da un cittadino straniero qualche settimana prima.

Dispiace vedere che quasi nessuno si è interessato con la stessa dedizione all’uccisione con un pugno di una signora straniera da parte di un giovane italiano, tra l’altro avvenuta parimenti nella Capitale.

Proponiamo una revisione delle norme di attribuzione della cittadinanza, ad oggi a nostro avviso troppo restrittive, per far sì che i figli di immigrati nati e cresciuti in Italia possano essere considerati italiani a tutti gli effetti, anche prima del conseguimento della maggiore età.

Questi sono solo alcuni dei temi sui quali sfidare la destra, con parole chiare e precise, e delineare la nostra alternativa, che dovrà essere culturale, prima ancora che politica.
Da domani, se sarò eletto, partiremo cercando di correggere questa nostra mancanza, consapevoli del fatto che tutti abbiamo i mezzi per recuperare la completa fiducia di quei cittadini che sono spesso delusi, soprattutto dalla nostra linea nazionale, ma che ancora non ci hanno abbandonato, speranzosi di ritrovare (e ritrovarsi) nel Partito che hanno contribuito a fondare. Un partito che sia in grado di tornare al più presto al Governo, con la propria idea di Italia, base su cui costruire la nuova alleanza per tornare a vincere, anche già a primavera, se le circostanze lo richiedessero.

Specula sul nulla chi continua a dire che il Pd ha paura delle urne: come dice Bersani noi siamo prontissimi, più pronti di quanto non siano i partiti di Governo, che ad intervalli regolari minacciano elezioni in pieno bluff, ma siamo anche convinti del fatto che, in entrambe le legislature da quando è in vigore, il sistema elettorale ha portato tutte e due le volte ad un naufragio della maggioranza di governo, tra l'altro in due situazioni diametralmente opposte, e che il Paese non può permettersi un sacrificio di fondi pubblici in un periodo come questo peraltro per svolgere elezioni che probabilmente non determineranno una maggioranza certa e stabile.

Un’altra funzione, ultima, ma decisamente non per importanza, del circolo, è quella di veicolare alla cittadinanza l’operare dell’Amministrazione comunale, spiegando i motivi di determinate scelte, talvolta purtroppo dolorose, e l’idea di fondo che ha spinto nella direzione scelta.

Nonostante lo sciagurato Patto di stabilità, che ogni anno impedisce al Comune di spendere fondi che avrebbe a disposizione tranquillamente, e che invece sono vincolati in banca, e a pesanti tagli governativi in ogni settore, la Giunta sta lavorando ad un bilancio preventivo per il 2011 che cercherà di continuare, nei limiti del possibile, a garantire tutti i servizi ai quali i nostri concittadini sono ormai abituati come, ad esempio, il trasporto pubblico urbano.

Il 2010 amministrativo della nostra città non passerà agli annali solo per le tenaglie del Patto di stabilità e della manovra di Tremonti, ma anche per lo storico inizio di una grande opera pubblica fortemente voluta e necessaria per tutta la cittadinanza, che finalmente sta partendo, come la tangenziale di San Gimignano, considerata dalle opposizioni come un miraggio irraggiungibile, e che invece presto sarà una tangibile realtà.

Il rilancio del nostro Partito parte anche dal nostro circolo. E noi saremo pronti. Per il Partito Democratico.

domenica 8 novembre 2009

La fine del congresso

Dopo tre mesi di campagna e due di votazioni, con l'assemblea Nazionale riunitasi ieri a Roma si sono conclusi i lavori del Congresso del PD.
E' il momento di tirare le somme.
Le primarie hanno dimostrato che il Pd è più che mai vivo, e che è riuscito a mobilitare 3 milioni di persone che hanno pagato pur di dimostrare il loro attaccamento al partito.
La scelta della maggioranza dei nostri elettori è andata nella direzione di rimettere in discussione tutto ciò che è stato fatto in questi due anni, decidendo cioè un netto cambiamento di strada.
Una svolta che proietta il partito in una dimensione minoritaria, in una posizione che renderà impossibile il vincere elezioni se non per mezzo di mega coalizioni delle quali la nostra forza esigua non ci permette neppure di essere il perno.
Il grande limite del governo Prodi non è stato il grande numero di sigle a sostenerlo, che in sè potevano essere anche un valore aggiunto, per governare veramente in nome di tutti, ma la mancanza di un grande partito a guidare la coalizione e a dare un'impronta determinante per l'azione di governo.
La somma tra Ds e Margherita era il 27%, poco più della metà della coalizione di centrosinistra.
Il Pd è nato per invertire questa tendenza, per garantire anche da questa parte una garanzia di stabilità e di certezza nel futuro del governo del paese.
Abbiamo compiuto l'errore madornale di considerare un 33% come una sconfitta, quando rappresentava un dato insperato alla luce di come era andato a finire il governo Prodi.
Non abbiamo vinto la competizione per il governo, ma avevamo vinto la sfida che ci eravamo posti nell'atto di nascita del Pd, ovvero creare un partito forte nel quale in moltissimi, di ogni estrazione sociale si riconoscessero.
Mi sembrerebbe scorretto rimuginare sulla gogna mediatica alla quale sono stati esposti con interesse i precedenti leader, anzi auguro al nuovo segretario, che è e sarà in tutto e per tutto il mio segretario, di non dover subire questo supplizio, anche perchè un trattamento del genere rivolto al leader è un danno per tutto il partito.
Ho notato, sebbene l'età dovrebbe giocare a suo favore, una notevole inesperienza di Bersani nel fare il capo dell'opposizione. Non ho alcuna intenzione di fargliene una colpa, ma un "invito" spassionato a correggere il tiro, per non perdere l'ultimo treno che abbiamo a disposizione.
Condivido in pieno quanto ha fatto Bersani per i lavoratori nelle immediate vicinanze della sua elezione. E' tornato subito nelle fabbriche, dimostrando che abbiamo capito di non aver fatto molto per loro e che siamo pronti a ripartire dalle nostre mancanze, dai nostri errori per correggerli, e tornare in quelli che sono i posti principali in cui si deve trovare il nostro partito.
Molto bello è stato anche il gesto di parlare in piedi su una sedia.
Subito dopo si sono viste le gravi mancanze, la per ora grande distanza che lo separa dall'essere un leader.
Parlare di alternativa quando potremmo porci un problema tale tra tre anni e non di opposizione, che è il nostro presente e futuro prossimo, ogni giorno per due settimane sembra averci riportato indietro ai tempi del compromesso storico.
Peccato che ai due statisti Moro e Berlinguer siano subentrati un ladro corruttore con tre televisioni e un (ottimo) amministratore locale e funzionario di partito ancora troppo ingenuo per poter avere a che fare con Berlusconi.
Per concludere, Enrico Letta vice segretario è una nomina che rasenta il ridicolo, mentre Rosi Bindi penso potrà essere una ottima presidente, forse l'unica di chi si è schierato da subito con Bersani che sappia il significato della parola opposizione.
Non mi sembra un buon inizio, anche se non voglio essere disfattista..

venerdì 6 novembre 2009

I FUNERALI DI BERLINGUER

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.

Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol,
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon.

"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo il compagno Berlinguer".

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.

C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun,
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor",
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun.

I vecc i an tachee
a recurder i teimp andee,
i de d'la resisteinza
quand'i eren partigian
a'n so brisa s'le cuntee
ma a la fine a s'am catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non può riportarlo tra noi.

Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza Esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree
per andare a salutare il compagno Berlinguer.

Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer,
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel.

A sam seimpre ste de dre
e quand'a sam rivee l
a piaza l'era pina
"ma quant comunesta a ghè"
a'n g'lom cadeva a veder un caz
ma anc nueter as' sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.
Modena City Ramblers

giovedì 5 novembre 2009

Stagioni

Quanto tempo è passato
da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato
con il cielo già bruno

Tra sessioni d'esami
giorni persi in pigrizia
giovanili ciarpami
arrivò la notizia

Ci prese come un pugno
ci gelò di sconforto
sapere a brutto grugno
che Guevara era morto.

In quel giorno d'ottobre
in terra boliviana
era tradito e perso
Ernesto che Guevara

Si offuscarono i libri
si rabbuiò la stanza
perchè con lui era morta
una nostra speranza.

Erano gli anni fatati
di miti cantati e di contestazioni
erano i giorni passati
a discutere e a tessere le belle illusioni.

Che Guevara era morto
ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero
nel mondo rimaneva.

Che Guevara era morto
ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero
nel mondo rimaneva.

Passarono stagioni
ma continuammo ancora
a mangiare illusioni
e verità a ogni ora

anni di ogni scoperta
anni senza rimpianti
forza compagni all'erta
si deve andare avanti

E avanti andammo sempre
con le nostre bandiere
intonandole tutte
quelle nostre chimere.

In quel giorno d'ottobre
in terra boliviana
con cento colpi è morto
Ernesto che Guevara.

Il terzo mondo piange
ognuno adesso sa
che Che guevara è morto
mai più ritornerà.

Ma qualcosa cambiava
finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre
contro le ribellioni

Che guevara era morto
e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva
e qualcosa finiva

Che guevara era morto
e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva
e qualcosa finiva

Ma qualcosa negli anni
terminò per davvero
cozzando contro gli inganni
del vivere giornaliero

I compagni di un giorno
o partiti o venduti
sembra si giri attorno
a pochi sopravvissuti

Proprio per questo ora
io vorrei ascoltare
una voce che ancora
incominci a cantare

In un giorno d'ottobre
in terra boliviana
con cento colpi è morto
Ernesto Che Guevara

Il terzo mondo piange
ognuno adesso sa
che Che Guevara è morto
forse non tornerà, ma

voi reazionari tremate
non sono finite le rivoluzioni
e guai a decine che usate
parole diverse le stesse prigioni

da qualche parte un giorno
dove non si saprà
dove non lo aspettate
il Che ritornerà

da qualche parte un giorno
dove non si saprà
dove non lo aspettate
il Che ritornerà

Francesco Guccini


HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

mercoledì 4 novembre 2009

Addio Rete degli studenti medi

Torno a scrivere sul blog dopo mesi di silenzio. Non so come mai non abbia continuato ad aggiornare una pagina che raccontava di me a chiunque volesse saperne. Certo è che si scrive sul blog se si sente di farlo, e a me in questi giorni è sinceramente tornata la voglia, lo stimolo giusto.
Magari non scriverò cose che saranno lette da migliaia di persone, ma penso di poter tenere una dignitosa compagnia a chi si degnerà di leggerle.

Tanto è cambiato dalla mia ultima visita a questa pagina: sono diventato maggiorenne, ho raggiunto il quinto anno del liceo scientifico e ho preso la patente, ma non è cambiato solo ciò che mi riguarda in modo così stretto.

L'ultimo articolo che avevo pubblicato riguardava l'elezione a segretario di Franceschini. Oggi abbiamo un nuovo segretario, Pierluigi Bersani, e, sebbene non nego di non averlo votato, gli porgo i miei migliori auguri di buon lavoro, che peraltro porgo a tutto il Pd, che ne ha veramente bisogno.
Il dato più importante, a prescindere da chi abbia vinto la corsa delle primarie, è stato la notevole partecipazione: abbiamo di nuovo superato i tre milioni di votanti, alla faccia di chi ci dava distrutti da una lotta intestina..
Il nuovo segretario ha cominciato molto bene, in una fabbrica di Prato, in piedi su una sedia in mezzo ai lavoratori.
Speriamo bene.. anche se devo fare un'appunto: ha parlato troppo poco di opposizione al governo.

Come ogni anno, il mese di ottobre è caratterizzato dalle elezioni studentesche in ogni scuola di Italia. Sono state delle elezioni particolari: all'entusiasmo per le proteste di un anno fa è subentrato uno scoramento per il mancato raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo posti, che ha portato ad un troppo diffuso disinteresse. Devo dire che anche noi ci abbiamo messo del nostro, ma di questo parlerò dopo.
Mi sono candidato al consiglio di classe, al consiglio di istituto, alla Consulta provinciale ed al Parlamento regionale degli studenti.
Sin da subito sapevo che la mia candidatura al consiglio di istituto sarebbe stata nettamente minoritaria, ma ho deciso di presentarmi comunque per dare una possibilità a chi cerca un'alternativa ad una scuola che rispecchia gli anti-valori di cui fa tesoro il nostro paese.
Il risultato alla fine è stato al di là delle previsioni, ed ho sfiorato addirittura l'elezione (mancata solo per 24 preferenze).
Per la consulta provinciale ho ottenuto un grande risultato, ben 300 voti pari al 61%, che mi hanno permesso di essere il primo tra gli eletti.

Veniamo alle note dolenti..
Ho cominciato a fare associazionismo studentesco in seconda superiore, scoraggiato dal fatto che il movimento studentesco avesse perso da anni e anni l'unità che gli avrebbe garantito una enorme forza, ma fiducioso e volenteroso di fare qualcosa.
L'anno scorso ho avuto finalmente l'opportunità di contribuire a creare la più grande associazione di studenti d'Italia, la Rete degli studenti medi.
E' stato un progetto nel quale mi sono speso con tutte le mie forze da subito, sul mio territorio, a livello regionale e nazionale, al fine di costruire veramente un'associazione che fosse un punto di riferimento per tutti gli studenti, a prescindere dal loro orientamento.
Ci siamo illusi di aver contribuito in modo determinante alla riuscita della protesta contro il governo lo scorso anno, ma non è stato così.
Ho rivoltato la Provincia come un calzino, costruendo in pochi mesi dal nulla la più grande associazione studentesca senese, salvo recarmi a Roma a parlare solo ed esclusivamente di beghe interne.
Non è concepibile che neppure a 20 anni si possa prendere delle decisioni in autonomia, nel massimo rispetto della maggioranza e della minoranza.
Non è possibile che la volontà della maggioranza sia ignorata da chi "mette i soldi" solo per logiche di potere.
Ho sognato un'associazione veramente autonoma, e come lo è stata da ogni partito non lo è stata dalla CGIL nazionale, che peraltro non ha fatto in modo che le CGIL locali ci sostenessero.
Un'associazione che non rispetta la volontà della maggioranza non è la mia associazione.
Un'associazione che non valorizza i propri territori e le loro esperienze non è la mia associazione.
Un'associazione che non si occupa minimamente delle imminenti elezioni studentesche non è la mia associazione.
Un'associazione in cui ho creduto e in cui mi sono speso e che mi ha tradito non è la mia associazione.
La Rete degli studenti medi da oggi non è più la mia associazione.
Mi sono dimesso da membro del coordinamento nazionale.
E' un momento triste, perchè è fallito un progetto in cui credevo, ma un momento in cui c'è una rinnovata speranza per ciò che verrà dopo.




4 novembre

Il 4 novembre è una giornata storica per l'ultimo secolo, per l'Italia, per la Toscana e per il mondo intero.
Proprio in questo giorno infatti, nel 1918 terminò la Prima guerra mondiale per l'Italia, con l'armistizio firmato dall'impero autro-ungarico.

Nel 1966 invece il 4 novembre è passato alla storia per la tragica alluvione di Firenze.

Lo scorso anno questa data ha visto prevalere Barack Obama nei confronti di MC Cain diventando così il primo afroamericano della storia presidente degli Stati Uniti.

domenica 22 febbraio 2009

Franceschini è il nuovo segretario del PD

Ieri è stato eletto il nuovo segretario del partito. Come egli stesso ha detto, il suo sarà un percorso a tempo, anche se penso che non sarà una mera reggenza. Proprio questa volontà di accompagnare il partito al congresso e non oltre potrà contribuire ad avere un segretario che non è il collante delle correnti, ma che decide e si prende le responsabilità delle sue decisioni.
Fino ad ottobre il Pd sarà gestito senza equilibri di corrente, per provare a salvare il salvabile a giugno. Sarebbe da illusi pensare che da ora a giugno sia possibile recuperare almeno quanto perso da aprile scorso, e spero che il congresso di ottobre elegga un segretario in grado di portare avanti il partito in modo collegiale, garantendo la democrazia interna, ma anche e soprattutto in modo chiaro e deciso. E' giusto che "eminenze grigie" del partito, che continuano a dire di non essere dirigenti e poi cercano poltrone per cani e porci. Persone che erano già la rovina dei loro partiti quando io non ero ancora nato. E che oggi sono ancora la rovina del pd.

martedì 17 febbraio 2009

Oggi si conclude una fase. Come sarà la prossima?

Oggi si conclude una fase, iniziata molto prima del 14 ottobre 2007.
Facendo non troppa autocritica, abbiamo sbagliato tutto ciò che riguarda i nostri rapporti con l'esterno. Siamo stati fin troppo pignoli e impegnati nelle nostre costruzioni di circoli, a farci guerre fratricide, a lottizzare gli uffici politici, ma quando c'è stato da convincere chi non era già convinto abbiamo miseramente fallito.
Poteva starci un insuccesso alle politiche in seguito alla caduta di un governo frutto di una vittoria minima, ma non in quei termini.
A mio parere poteva starci anche una sconfitta nelle regionali sarde, ma non così abissale e soprattutto, questo è il dato più allarmante, perdendo 8 punti percentuali come partito rispetto alle politiche 2008, nelle quali già avevamo subito una flessione in Sardegna.
Tutto ciò è ancora più grave per il PD se tutto avviene nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti durante la quale il governo si occupa del Lodo Alfano e delle intercettazioni.
Non voglio in alcun modo proteggermi dietro la classica frase "non ci hanno capito", perchè il popolo è sovrano, e ha sempre ragione.
La pecca è stata la nostra, che non ci siamo fatti capire.
Non ha pagato la nostra opposizione passiva, il nostro provare a salvare capra e cavoli (operai e imprenditori) senza schierarsi neppure una volta al fianco delle migliaia di cassaintegrati.
Tutto quello che abbiamo fatto, che ritenevamo opportuno non ha pagato, non è vero che Veltroni segretario ha fallito.
Tutto il Pd, fino ad oggi ha fallito.
Walter ha rassegnato le sue dimissioni per provare a salvare questo partito, nel gesto estremo di un capitano che si getta pur di tenere a galla (seppur a fatica) la nave. Si è sacrificato per provare ad evitare una nuova disfatta alle Europee (anche se sarà difficile tornare anche solo ai livelli di aprile), anche se non ci sono grandi leader all'orizzonte.
A dir la verità, ci sarebbe Gianni Cuperlo. Sarà preso in considerazione? Io ho scritto a Gianni, chiedendo che si candidi e che salvi il partito, prima che affondi definitivamente.

sabato 14 febbraio 2009

Di nuovo 14 febbraio

Dopo un anno dal post che mi piace di più leggere in questo blog, eccoci ancora al 14 febbraio.
Oltre sei miliardi di persone al mondo oggi festeggeranno la festa degli innamorati, mentre io, come ogni anno getto un pensiero a Marco Pantani, scomparso ormai 5 anni fa.
Moriva, sconfitto dalla droga e da un sistema troppo grande per un personaggio genuino come lui, che si limitava a correre nelle stesse condizioni dei suoi avversari per far modo che valesse la classe sopraffina che la natura aveva conferito.
Ha subito 5 anni di gogna mediatica, tra squalifiche e processi, mentre tuttto il mondo con grande ipocrisia lo considerava la mela marcia del sistema dopo averlo idolatrato.
Tutti coloro che erano montati sul carro del vincitore durante la sua ascesa, non hanno avuto remore dall'abbandonare Marco, che ancor prima di un campione era un uomo, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
Per allontanarsi da questo mondo che ormai non lo considerava più, con una sorta di mobbing alla ennesima potenza, Marco ha compiuto il più grande degli errori, rifugiandosi nella cocaina, e tagliando i ponti che lo legavano alla madre Tonina, che ho avuto il piacere di conoscere nell'ormai lontano 2003, quando cioè Marco era ancora vivo, e alla fidanzata, che avevano provato in ogni modo a confortarlo dopo i tragici episodi di Madonna di Campiglio.

"Mi sono rialzato dopo vari infortuni, ma adesso rialzarsi sarà diverso. Abbiamo toccato il fondo"
Marco Pantani

sabato 17 gennaio 2009

La mia dichiarazione di intenti al congresso della RSM SIENA

Dichiarazione di intenti del candidato Portavoce provinciale della RSM Siena Davide Cipullo

Care ragazze, cari ragazzi, gentili ospiti,
mi scuso in anticipo, ma la necessità di non tralasciare niente di questa dichiarazione mi impone di leggere.
Prima di tutto mi preme esprimere il mio cordoglio per il popolo di Gaza ormai da giorni assediato. Spero che quanto prima questa crisi che coinvolge non solo il medio oriente, ma il mondo intero possa terminare nel modo che tutti ci auguriamo.
Come tutti sapete, a Siena la Rete degli studenti medi è nata già da qualche mese, ma nel nostro primo periodo di attività abbiamo preferito dedicarci a questioni ben più importanti della celebrazione di questo congresso.
Sono stati mesi molto intensi, cominciati ben prima della grande manifestazione del 10 ottobre. Già il primo giorno di scuola eravamo davanti ai cancelli a motivare il nostro no al 5 in condotta.
Mesi nei quali abbiamo aiutato gruppi autonomi di studenti che volevano cambiare qualcosa, senza considerarci da soli i promotori di qualunque iniziativa contro il governo.
Essere un'associazione studentesca significa aiutare chi desidera impegnarsi, chi ancora ha la forza di sognare qualcosa di migliore, e in questi mesi penso che ci siamo riusciti in pieno.
Abbiamo fatto tutto ciò che non era riuscito negli anni precedenti, creando una rete di ragazzi in tutta la provincia, da San Gimignano a Torrenieri, passando per Monteriggioni e Sinalunga, senza tralasciare Siena, che deve continuare ad essere il fulcro di tutto il movimento, che non deve però diventare l'unico centro di mobilitazione della provincia.
Non dobbiamo sottovalutare i poli scolastici della Val d'Elsa e della Valdichiana, che sommati superano di gran lunga quello che è il numero di studenti dell'area cittadina.
Essere un'associazione studentesca, ancora di più in questo difficile periodo per la scuola pubblica, significa mettere a disposizione stanze, fotocopiatrici, ed ogni altro tipo di sostegno per quei ragazzi che hanno voglia di impegnarsi di cui parlavo prima.
Siamo a Poggibonsi, che certamente è stato il nostro più grande successo parlando di radicamento, e quindi viene spontaneo pensare alla fantastica manifestazione del 27 ottobre a Colle di Val d'Elsa, alla quale parteciparono talmente tanti ragazzi da far rabbrividire ancora al solo ripensarci.
Prima di affrontare ogni altro tema mi sembra doveroso ringraziare per il lavoro svolto nell'ultimo anno Daniele e Valentina, senza la collaborazione dei quali non sarebbe stato possibile tutto quello che ho appena detto.
Sento il dovere di ringraziarli perché al contrario di come possa sembrare, il difficile di un'attività come questa non è salire su un palco, prendere in mano un microfono e parlare, ma è partecipare costantemente a riunioni spesso nei luoghi più disparati, portare i volantini la mattina a scuola, in tre parole, darsi da fare.
Impegnarsi sempre e comunque, festeggiando per i risultati ottenuti e consolandosi dopo i fallimenti.
Li ringrazio anche perché se non ci fosse stato Daniele, la vecchia SdS sarebbe morta ancor prima di nascere, quando eravamo veramente in due, ed io frequentavo solo il secondo anno.
Se non ci fosse stata Vale invece oggi non ci sarebbe stato un congresso del genere.
Potrebbe sembrare banale organizzare un congresso, ma posso assicurarvi che non lo è, e che Valentina ha fatto un grandissimo lavoro nel convocarlo, prenotare la sala, garantire la partecipazione dei nostri studenti, chiamare gli ospiti e facendo tutto completamente da sola.
Per chi non lo sapesse, Daniele studia all’istituto agrario di Siena. Una delle scuole a rischio chiusura. Dove potranno continuare il loro percorso formativo i ragazzi che studiano in quella scuola, unica in questa provincia?
Ma pensando alle scuole che chiuderanno, non posso non citare gli istituti di paesi piccoli e lontani da altri poli scolastici: come è possibile pretendere che bambini di sei anni di Radicondoli siano mandati a scuola a Colle??
E una scuola non è vissuta solo dai bambini che la frequentano, ma anche dai loro parenti, dai docenti e dal personale: chiudere una scuola significa uccidere una comunità, e il governo ancora non si è reso conto di questo.
Nell’ultimo periodo abbiamo assistito all’ennesimo passo indietro del governo, questa volta in materia di istruzione. Non mi sento in difficoltà a dire che sarebbe una vittoria di Pirro accontentarsi dell’elemosina che ci avrebbero, a loro parere, concesso.
Il passo indietro può essere lungo quanto pare per la Gelmini e Berlusconi, ma non sarà mai abbastanza finchè non verranno tolti i tagli, dei meri tagli scriteriati e inspiegabili.
Diciamolo forte e chiaro affinchè sia sentita la nostra voce: non siamo per uno stato che finanzia le scuole private e toglie i soldi necessari alle scuole pubbliche.
Perchè questi soldi che tolgono sono veramente necessari, oltre che ad essere tanti.
In questo modo si va a togliere alla funzionalità dei laboratori, agli stages formativi e soprattutto, e questo è l’aspetto che mi fa maggiormente preoccupare, all’edilizia scolastica.
Meno di due mesi fa, un ragazzo a Rivoli, in provincia di Torino è morto a causa del crollo del tetto della sua scuola.
Magicamente, dopo la sua morte, il ministro ha detto di voler destinare fondi all’edilizia scolastica.
Sorge spontanea la domanda: quali fondi, se tutti i soldi della scuola sono stati portati via??
Nei giorni più accesi di questo autunno, su un giornale non proprio antigovernativo c'era un articolo che parlava di una ragazza romena che è stata ricevuta dal Presidente della Repubblica perché si è diplomata con una media prossima al dieci.
Questa ragazza ha imparato l'italiano stando in classe con i bambini italiani, non in una classe multietnica, dove tutto si può imparare tranne che la lingua e la cultura italiana.
Lei è solo una delle ragioni per cui dobbiamo opporci allo scempio delle classi ponte, che non garantiranno una maggiore integrazione dei bambini stranieri, ma acuiranno ancora di più le differenze tra chi è nato in Italia, e chi è ospite nel nostro paese.
In questi mesi non ci siamo limitati alla protesta contro il ministro della pubblica istruzione: a febbraio abbiamo in programma un incontro tra i rappresentanti degli studenti di tutte le scuole per discutere di ciò che serve alle scuole senesi, mentre per marzo abbiamo in programma l'organizzazione di assemblee di istituto in tutta la provincia dedicate a temi di grande rilevanza come l'ambiente, la legalità, l'omofobia, garantendo agli istituti che aderiranno la partecipazione di ospiti specializzati.
Le attività del coordinamento provinciale per la scuola pubblica continueranno certamente anche in questa seconda fase dell'anno scolastico, dopo la giornata del 18 dicembre che ha visto studenti, docenti, personale della scuola e genitori, tutti insieme per fare una festa di piazza colorata e difendere la scuola pubblica.
La Rete degli studenti medi che ho in mente è un'associazione aperta, che non guardi solo ai propri iscritti, ma alla difesa sociale e sindacale di tutti gli studenti in tutte le questioni, dalla semplice mancata concessione di una assemblea di classe alla contestazione contro i provvedimenti governativi.
Dobbiamo essere un'associazione attiva per tutta la durata dell'anno scolastico, a prescindere da quanto l'opinione pubblica parli di scuola.
Non dobbiamo lasciare soli gli studenti che hanno problemi con il riscaldamento, che hanno bisogno di ospiti per le loro assemblee e che non vogliono sentirsi isolati contro i mulini a vento nelle proprie battaglie. È così che deve comportarsi un sindacato studentesco!
Siamo un'associazione di studenti pacifisti.
Parlando di pace, la prima cosa che mi viene in mente è l’articolo 11 della costituzione italiana, che recita “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E questo non lo dico io, ma i nostri Padri Costituenti. Mi pare che negli ultimi anni, l’Italia abbia partecipato a guerre che la costituzione stessa non esita a dichiarare illegittime. Dobbiamo contribuire a difendere la pace in ogni modo a noi possibile, facendo capire che la guerra, oltre ad essere ingiusta e portatrice di morte, è anche inutile.
Noi non siamo violenti come ci dipingono.
L'unica violenza l'hanno subita quei poveri ragazzi che a Piazza Navona sono stati bastonati con spranghe e mazze da baseball da trentenni sedicenti del blocco studentesco che avevano come unico obiettivo quello di portare i propri striscioni a capo del corteo.
Siamo un'associazione di studenti democratici ed antifascisti, e crediamo che una completa e corretta formazione di ogni individuo riuscirà prima o poi a scongiurare una volta per tutte il ritorno del fascismo, che aveva una delle sue basi nella scuola di stato, e di tutti i suoi recenti rigurgiti.
La RSM che ho in mente è laica, in modo tale da portare avanti le nostre campagne senza condizionamenti esterni, e per garantire pari dignità ai fedeli di qualsiasi religione ed ai non credenti, ed apartitica, perché c'è differenza tra una giovanile di partito ed una associazione studentesca, anche se reputo opportuno sottolineare che un'associazione come la nostra non potrà mai essere apolitica. È necessario ribadire questo aspetto, perché, anche se in modo autonomo, il nostro è un modo di fare politica.
Distinguere tra chi crede nella scuola pubblica e chi la bistratta, togliendole quei pochi soldi che le sono rimasti, significa fare politica.
L'associazione che voglio contribuire a realizzare è questa, senza dimenticare però quello che è uno degli aspetti fondamentali, e che ho lasciato per ultimo di proposito al fine di trattarlo nel modo più esaustivo possibile.
La Rete degli studenti medi doveva, nelle intenzioni di tutti, diventare il sindacato studentesco presente su tutto il territorio nazionale, che sarebbe riuscito a superare tutte quelle divisioni che separano le associazioni studentesche da anni presentandosi come grande forza unitaria frutto di tutte le esperienze associative già presenti. Purtroppo, il passo indietro poi fatto dall'Unione degli Studenti ha impedito che si realizzasse questo grande e ambizioso progetto, ma abbiamo deciso di continuare ugualmente nel nostro processo unitario, sperando che i compagni dell'Uds possano ricredersi e tornare sui loro passi. Anche se siamo rimasti due associazioni distinte, è necessario collaborare, perché un rapporto costante e produttivo sarebbe una manna per tutti gli studenti della provincia di Siena.
Siamo due associazioni di studenti che lavoriamo per il bene degli studenti, e abbiamo gli stessi principi. Lavoriamo insieme, superiamo le divisioni senza pregiudizi, e smettiamo di farci concorrenza.
Ho parlato del rapporto che ho intenzione di instaurare con l'Unione degli studenti, ma tutto quello che ho appena detto è valido per i rapporti anche con le Farfalle Rosse e quelle associazioni, anche politiche che si occupano di scuola.
In altre parole, dobbiamo creare l'equivalente del coordinamento per la scuola pubblica, però formato e gestito da studenti.
Ringrazio per aver accettato il nostro invito Gabriele Marini, segretario generale della Flc Cgil Siena, che ovviamente è il ramo del sindacato con il quale collaboriamo in modo più produttivo.
Il rapporto del movimento studentesco senese con il sindacato deve essere rivisto.
È necessario che ci sia un rapporto ben più costante e duraturo dell’attuale, quasi come se il movimento studentesco fosse il ramo giovane del sindacato, e anzi, in un certo senso lo è.
È fondamentale non limitare i nostri rapporti alle altre associazioni studentesche ed al sindacato, perché rischieremmo di fermarci ad un solo angolo della vita dello studente.
Parlavo prima di assemblee tematiche, e per questo propongo collaborazioni su programmi e attività comuni con l'Arci, le Acli, l'Anpi, LiberaTerra, Ucodep, e tutti quei soggetti con i quali potremo in futuro condividere iniziative.
Pur nel rispetto della reciproca autonomia, dobbiamo guardare con interesse a quelle associazioni politiche che coinvolgono anche studenti maggiormente radicate, a partire dalla Generazione democratica, che nella provincia di Siena, rappresenta certamente un interlocutore di rilievo a causa del proprio radicamento, a prescindere da quelle che sono poi le idee politiche dei singoli.
Ormai siamo a tre mesi dalla nascita di questa associazione, ma ancora in Toscana, non siamo riusciti a dotarci di una struttura regionale forte, in grado di coordinare il lavoro dei vari territori, metterli in contatto con l'associazione nazionale e favorire la condivisione di idee valide.
In questo caso non parlo di mesi, ma di giorni: molto velocemente deve entrare in funzione un livello regionale forte e valido, nel quale si impegnino ragazzi vogliosi e ricchi d'entusiasmo, e che funzioni non solo come coordinamento di province, ma anche come un livello in grado di elaborare proprie proposte e campagne comuni a tutte i territori.
Una delle pecche più grandi delle associazioni studentesche degli ultimi quindici anni è stata quella di, in un certo senso, snobbare gli studenti degli istituti tecnici e professionali per dedicarsi solo ai ragazzi del liceo e alle loro problematiche.
Permettetemi di dire, da liceale, che i problemi dei licei sono infinitesimali rispetto ai problemi degli altri ordinamenti.
La sfida più affascinante che attende la Rete degli studenti medi in tutta Italia è garantire la rappresentanza che meritano questi studenti. Nel nostro piccolo noi ci abbiamo provato: siamo presenti quasi in tutti gli ITP della provincia e più di metà dei nostri iscritti provengono da tali scuole. Ma sono consapevole che la strada da fare è ancora tanta, e che questo è stato solo un punto di partenza.
Come è stata un’esperienza indimenticabile costruire dal nulla in cui ci trovavamo due anni fa un’associazione studentesca vera, sarà ancora più bello ora che stiamo cominciando a raccoglierne i frutti continuare questo tipo di lavoro.
È per soddisfazioni di questo genere che l’attività alla quale ci dedichiamo ogni giorno è splendida.
Spero che un giorno, tra cinque o dieci anni, qualcuno ci venga a ringraziare di aver fondato anche a Siena la Rete degli studenti medi.
Ho dato la mia disponibilità a rappresentare questa associazione perchè credo fortemente nell’importanza dell’associazionismo studentesco, e prometto di impegnarmi con tutto il cuore nel periodo che ci segue per contibuire a radicare questa associazione, senza mai tradire quegli ideali di cui ho parlato in apertura.
Se sarò eletto, e con questo concludo, la proposta di esecutivo che porto all’assemblea è Valentina Valentini, in qualità di responsabile organizzazione e comunicazione, Daniele Davitti come responsabile per l’area cittadina di Siena e per gli ITP.
Penso che la proposta di questo esecutivo riesca a garantire continuità con il lavoro svolto fin qui, anche se uno dei nostri compiti principali dei prossimi mesi sarà quello di fare da chioccia agli studenti più giovani, ai quali saremo più che felici di lasciare le redini di questa associazione che abbiamo contribuito a far nascere.
Un esecutivo snello, in grado di portare avanti il lavoro e riunirsi facilmente, formato da tre studenti, che frequentano ogni giorno la realtà delle scuole di secondo grado senesi, per garantire quello che è uno dei nostri principi fondanti, ovvero quello che devono essere studenti a rappresentare gli studenti.
La sfida che ci attende, e che non attende solo me o l’esecutivo, ma tutti voi, è sì difficile, ma soprattutto affascinante. E per questo, non vedo l’ora di cominciare. Grazie.